Saturday, January 15, 2011

Il grande giorno della rivoluzione tunisina - 14 Gennaio 2010

E’ molto calmo a Carthage. Un silenzio glaciale regna sul quartiere. Oggi è il grande giorno di quella che già molti bloggers iniziano a chiamare Rivoluzione Tunisina. Ci svegliamo con calma. Oggi al lavoro è stato chiamato solo il personale “essenziale”. Per fortuna non sono uno di questi. Ci colleghiamo subito su internet per vedere cosa è successo nella notte. Surfiamo sulle nostre solite pagine di facebook di amici Tunisini e espatriati come noi vicini e notiamo che nonostante le parole del presidente, è stata un’altra notte di fuoco. Leggiamo testimonianze di dottori che hanno cercato di salvare uomini feriti ad arma da fuoco, giovani anche bambini. È rivoltante. Leggo dei clacson suonati ieri notte in realtà erano di macchine guidate dal regime, ma che il popolo tunisino non è sazio e non crede alle promesse del presidente. Su Facebook girano inni ad accorrere numerosi in centro città, di organizzarsi e di offrire passaggi in macchina, dato che i trasporti sono assenti. C’è fibrillazione.

Ci comincia a scoppiare la testa, chiusi in casa attaccati allo schermo del computer attendendo novità, scorrendo le pagine di Facebook dei nostri amici. Anche i bambini scalmano. E’ il terzo giorno che non vanno a scuola e iniziano anche loro a stancarsi. Decidiamo di uscire. Andiamo al parco vicino casa con la macchina. Appena voltato l’angolo scopriamo che un carro armato è posteggiato e punta verso la strada. Al presidio della polizia si è affiancato sempre più massiccio quello dell’esercito. I bambini non si rendono conto, anzi scherziamo sulla presenza dei soldati. Al parco c’è soltanto un genitore tunisino e due bambini. Ci divertiamo, i bimbi corrono e giocano. E’ un momento liberatorio. Per un pò ci dimentichiamo di tutto ciò che sta succedendo. Torniamo a casa e ci rituffiamo nel tamtam delle notizie. Abbiamo un’ospite a pranzo, il chè ci permette di distrarci un pò, ma tutta l’attenzione e’ sulla manifestazione di oggi. Per l’ora di pranzo infatti iniziano a circolare i primi video, le prime stime, si parla di varie migliaia c’e’ chi dice 50,000. E’ una manifestazione pacifica. Non ci sono morti. Si iniza a assaporare un’aria di vittoria. Mi distraggo tra un gioco con i bimbi e lavoro un pò.

Verso le 17:00, apprendo via Skype ricevo messaggi da amici secondo cui ci sarebbe una folla in arrivo a Carthage che tenta di avvicinarsi al palazzo presidenziale, pochi isolati di distanza da casa. Mi affaccio immediatamente alla finestra ma tutto sembra calmo. Si riveleranno un bluff. I governo dichiara stato di emergenza e coprifuoco anticipato e immediato fino alle 7 di domani. Nel frattempo iniziano a giungere le notizie sulla ceduta del regime. A quanto pare alcuni membri della famiglia Trabelsi tentano di uscire e un comandante della Tunisair si rifiutato di farli imbarcare. L’areroporto è chiuso, cosi come lo spazio aereo Tunisino anche se si apprende poco dopo che Ben Ali è riuscito a partire. Amici da Sidi Bou Said vedono la barca della famiglia del presidente lasciare il porto. La famiglia del presidente è in fuga. Girano messaggio “perché loro si e noi no?”. Una nostra amica messicana ci comunica la sua intenzione di prendere i bambini e partire domani, ma non troverà probabilmente il posto. Siamo comunque convinti che sia meglio rimanere, che immettersi in situazioni caotiche come quella di un volo aereo.

Verso le 18:00 inizano a circolare voici su facebook su un possibile colpo di stato o di un governo di transizione. Le ipotesi e fonti si contraddicono, fino all’annuncio del governo di transizione. Subito dopo la notizia appaiono messaggi di gioia. Molti tolgono dalla propria immagine profilo la bandiera della tunisia nera, ormai simbolo tra gli internauti della solidarietà al popolo tunisino e del senso di lutto per le morti. E’ la vittoria. Il popolo Tunisino ha vinto.

Alle 21:00 di sera, giusto dopo aver rassicurato parenti e amici, giungono notizie tramite Facebook che Carrefour, il grande magazzino in gestione ad una delle figlie del presidente è in fiamme e ci si attende un’altra serata di fuoco. Altri messaggi richiamano all’autodifesa, suggerendo che l’esercito non è in grado di controllare il territorio. Si iniziano a sentire spari isolati. Cerchiamo di mettere a nanna i bambini, ma siamo un pò nervosi. Leggo la favora di Biancaneve, ma sono nervoso. Edoardo mi fa domande, chiede spiagazioni sulla storia, ma io ho fretta, vorrei tanto che si adormentassero rapidamente. Raffaele non vuole sentirla di dormire. Inizio ad avere paura. E’ la prima volta da quando è iniziato il movimento. Cerco di calmarmi, provo io a far dormire Raffaele, gli stendo una mano sul suo petto e inizio a pregare. Affacciandoci dalla finestra sentiamo puzzo di bruciato e di nuovo spari di ama da fuoco. Una volta addormentato mi affretto con mia moglie a prepararmi per il peggio. Chiudiamo a chiave tutte le porte di casa, faciamo la borsa con i documenti essenziali, vestiti a portata di mano, tutto in caso di una possibile fuga, just in case.

Ci prepariamo per andare a letto e apriamo il computer e facebook, la nostra unica fonte di informazione. Iniziamo a chattare con amici. Ci si aggiorna a vicenda su quello che succede nei vari quartieri. Capiamo che in realtà gli obiettivi non sono le case private, ma i negozi i proprietà del presidente e che spari occasionali sono un pò ovunque, dato che c’è gente che ovviamente rompe il coprifuoco. La puzza di bruciato proviene probabilmente dal supermercato Monoprix vicino casa e gli spari dal quartiere adiacente. Sentiamo anche elicotteri, e leggiamo nel frattempo che lo stesso accade in altri quartieri. L’esercito sembra quanto meno presente. Non possiamo fare altro che fare finta di niente e andare a dormire. Sarà una lunga notte. I bambini intanto dormono all’insaputa di tutto. Un altro sparo.

No comments: